UN PICCIONE SEDUTO SU UN RAMO RIFLETTE SULL’ESISTENZA
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IN BREVE – Qualità: ★★★ – Ritmo: O – Pubblico: per pochissimi (cinefili)  TWEET Un Leone d’oro generoso a un surrealismo estetico parco di contenuti.   LA TRAMA Due venditori di denti da vampiro e maschere di carnevale ci guidano attraverso trentanove quadretti di vita, morte, miseria e sciocchezze del quotidiano, tra riflessione filosofica e scherzo beffardo (MYMovies). ..

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UN PICCIONE SEDUTO SU UN RAMO RIFLETTE SULL’ESISTENZA

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IN BREVE – Qualità: ★★★ – Ritmo: O – Pubblico: per pochissimi (cinefili) 


TWEET

Un Leone d’oro generoso a un surrealismo estetico parco di contenuti.


 

LA TRAMA

Due venditori di denti da vampiro e maschere di carnevale ci guidano attraverso trentanove quadretti di vita, morte, miseria e sciocchezze del quotidiano, tra riflessione filosofica e scherzo beffardo (MYMovies).


IL COMMENTO

Un capolavoro estetico, e solamente estetico. Un orgasmo visivo di scuola nordica, quella del design minimalista. Un’esercitazione stimolante (e un po’ vana) di scenografie scarne e organizzate in modo quasi militare, attorno a inquadrature fisse, sfumature color tortora ed essenzialità. Tanti piccoli quadri decadenti, saturi di tristezza e debitori al Teatro dell’Assurdo.

Il pubblico si alza, spesso e volentieri, per abbandonare la sala in preda ai perché. Un’ora e quaranta, non molto per un film. Ma un po’ troppo per una storia senza storia che propone riflessioni semiserie sulla mortificazione dell’esistenza quotidiana, infiltrando nonsense e ironia senza trovare la giusta sintonia con il pubblico.

La critica pomposa parla di Bruegel il vecchio quale ispiratore visivo, anche se l’uomo comune riconosce più facilmente le mode contemporanee viste all’ultimo salone del Design, tutto grigi e marroni.

La critica impegnata parla di riflessioni filosofiche sull’esistenza, anche se l’uomo comune riconosce più facilmente lo squallore dell’attimo e la ripetitività della vita (e del film), che sembra dare un perché ai molti suicidi in terra scandinava.

Roy Andrsson è coraggioso, personale, innovativo. Ma il film porta a casa un premio, il Leone d’oro alla 71° Mostra del Cinema di Venezia, che pare fin troppo generoso. Quasi fosse una sorta di autocompiacimento della Giuria, per nulla insolito, nel premiare quello che il popolo bue non capisce. D’altra parte si riconosce lo stesso fiero pensiero della critica d’arte, che attribuisce senso dove il senso non c’è, o lo costruisce il saggio.

Il piccione seduto sul ramo riflette sull’esistenza e conclude, tra mille ipotesi e simbologie che potremmo attribuirgli, che essa è triste, patetica e ripetitiva, come i suoi personaggi. Andersson riesce nel mirabile intento di raccontarlo nei quadri animati del film e nel farlo vivere contemporaneamente allo spettatore annoiato.

Varcando la soglia del cinema con posata consapevolezza, del film si riesce comunque ad apprezzarne il gusto estetico, il tono grottesco, il linguaggio innovativo, la folle creatività, l’ironia sfiziosa e la “sottile” riflessione. Ma non il film, nel suo complesso, troppo cupo per poterne ridere e troppo vacuo per poterci realmente riflettere.


SCHEDA ESSENZIALE

Titolo originale: En Duva Satt På En Gren Och Funderade På Tillvaron – Genere: grottesco – Durata: 1h40 – Regia: Roy Andersson – Cast: Holger Andersson, Nisse Vestblom, Lotti Törnros, Charlotta Larsson, Viktor GyllenbergProduzione: Svezia – Uscita: 19 febbraio 2015

 

 

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